la notte ha sempre ragione lei, la notte,
chiama forte che mi gira la testa
e mi fa male, che mi viene di rimettere
da quanto vocia forte questa notte e
mi viene di vociare forte a me
e sempre trascina avanti un sacco
ripieno di urli chiusi, dentro il sacco, dico,
e quando meno ti fa voglia lo spalanca,
a dismisura lo spalanca e ride forte
e gli urli non si sentono di uscire,
non si sentono per niente,
ma la testa scoppia di urlare a dismisura
e la notte, lei, la testa ti carezza e un po' ti passa
e dal sacco escono fuori semi di parole
che pianta nello stomaco, sì, proprio,
non in testa, che la testa batte forte,
nella pancia pianta semi di parole liberate,
dal sacco escono zitte zitte zitte, si ripetono
in mezzo a loro senza regolarsi
a chi viene prima e dopo e dopo ancora.
ora, la notte ha sempre ragione lei,
perché come la racconti ce l'ha sempre,
inutile che cerchi a sistemarla, lei
che tanto ti ha fregato le parole, quelle tue,
le ha fregate e messe via nel sacco nero
e le porta a liberarle in casa d'altri,
a seminarle zitte zitte in casa d'altri,
urlando in testa altrui se le trascina
e a te ti lascia i semi nella pancia,
di quelle d'altri, nello stomaco li pianta
e là ci stanno bene e un poco crescono
se ci bevi sopra almeno un bicchier d'acqua,
almeno al giorno dopo stanno bene,
perciò la notte ha sempre ragione lei,
perché è una strana contadina, lei, la notte,
che ruba le parole in bocca e in testa
e chiuse dentro un sacco le trascina,
fino a una finestra e nella pancia
e se non cresce niente è colpa tua,
che non ti bevi nemmeno un bicchier d'acqua
* I semi (per coltivare una "Grammatica della notte") arrivano da qui, ma soprattutto, per un fatto affettivo, da qui. Ho provato a rivoltare un po' le zolle e forse sono andato fuori tema, ma ci sta che questa notte fosse già passata da altri più bravi coltivatori di parole e forse quando è arrivata da me aveva il sacco quasi vuoto. Grazie, comunque.
